Il criceto che corre nella ruota

Capitiamo sul blog UNA STANZA TUTTA PER SE' di Laura Preite, leggiamo queste parole e le riportiamo: 

 

Non me la sento di definirmi un cervello, non ho studiato astrofisica, non ho scoperto strane particelle, non mi sono nemmeno laureata con lode. Sono una ragazza normale, ma mi sento comunque straordinaria perché ho avuto l’opportunità di lavorare e studiare in tre diversi continenti, di imparare due lingue, di fare la gelataia, la manager e l’insegnante. Devo quello che sono anche a queste esperienze, a queste scoperte, che io non cambierei per tutto l’oro del mondo.   

  

Quando vivevo in Australia ho capito che impegnandomi, lavorando duramente, mi veniva restituita una concreta possibilità di migliorare, di crescere, di aspirare a un ruolo (e, perché no, anche ad uno stipendio) più alto. Al contrario, qui nel mio Paese, ho la precisa sensazione che qualunque cosa faccia, per quanto possa sforzarmi, l’occasione all'orizzonte non esiste e tutta la mia sete di futuro non può essere placata.  

  

Io mi sento precaria, ma non per via del contratto. Non ambisco ad incatenarmi alla stessa scrivania finché morte non me ne separi, solo per ottenere i requisiti per chiedere un mutuo.  Io mi sento precaria perché la mia prospettiva è precaria.  

 

Perché il mio profilo, apprezzato all'estero, in Italia non vale molto, le mie competenze cosiddette “non formali” qui non vengono nemmeno considerate; perché se facessi un figlio non potrei garantirgli niente; perché se facessi un solo passo indietro dalla dimensione lavorativa che ho faticosamente conquistato, sarei fuori da tutto.  

Mi sento il criceto che corre nella ruota, e non sto andando da nessuna parte.  Dall'altra parte del mondo so di poter trovare molto di quello che qui non trovo, lo so perché l’ho visto, l’ho provato.  Allora ecco la mia domanda: Perché dovrei restare?"  

 

Ivana, 29 anni  

 

 

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